December 06, 2016
Referendum Costituzionale: quali sono gli scenari post-voto?

Referendum Costituzionale: quali sono gli scenari post-voto?

Dopo mesi di dura campagna elettorale è finalmente arrivato il giorno dei verdetti e dei risultati ufficiali. Il Referendum Costituzionale appena concluso ha decretato la bocciatura della Riforma Costituzionale, con una netta prevalenza del no – 59,11% – contro il 40,89% del sì.

Così come previsto dalla legislazione vigente, il Referendum confermativo non prevedeva alcun quorum; ciononostante la partecipazione del popolo italiano è stata particolarmente elevata rispetto alle ultime tornate elettorali, registrando una percentuale di votanti del 65,47% degli aventi diritto, equivalente a più di 33 milioni di italiani.

referendum costituzionale

Circa 20 punti percentuali di scarto, la grande partecipazione e sopratutto la netta bocciatura ricevuta dalla Riforma Costituzionale hanno avuto immediati risvolti politici sul Premier Matteo Renzi e sul suo Governo. Quando ormai i primi dati andavano consolidandosi e la forbice tra i due schieramenti era ormai irrecuperabile con il no nettamente in vantaggio, il primo ministro ha deciso di parlare attraverso una conferenza stampa.

 Un Matteo Renzi visibilmente provato e scuro in volto quello visto in conferenza. Incassata la sconfitta, così come aveva promesso nel corso della campagna elettorale, Renzi ha manifestato la sua volontà di rassegnare le proprie dimissioni da Presidente del Consiglio, assumendosi la responsabilità politica della debacle referendaria.

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Durante la conferenza stampa, Renzi ha rivendicato i suoi 1000 giorni di mandato e le riforme portate a termine dal suo Governo, a partire dal Job Act, al Dopo di noi, allo Ius Soli, le Unioni Civili, alla legge contro il caporalato, a quella per i reati ambientali e agli impegni presi con le popolazioni terremotate. Tutte riforme importanti e di cui non rinnega la paternità, rammaricandosi – ricorda il Premier – che tutti questi importanti impegni, a differenza della tanto chiacchierata riforma costituzionale, hanno prodotto meno rumore e molte meno discussioni.

Infine, ha ringraziato la moglie e i figli per il supporto ricevuto durante il suo mandato, ritrovando – a detta di molti opinionisti – un lato ‘’umano”, smarrito nel corso dei mesi al Governo. Per altri, invece, il suo discorso finale non è altro che uno stratagemma per l’apertura di un percorso da “statista” che gli consentirebbe nei prossimi mesi di ricostruire la sua ‘’verginità politica’’, per poi ricandidarsi alle prossime elezioni da Segretario del PD.

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Da domenica sera l’Italia non avrà più un Governo e che nelle prossime settimane la responsabilità di guidare il Paese fuori dalla crisi politica sarà del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Mattarella nelle sue prime dichiarazioni post voto ha espresso il suo compiacimento per l’alta affluenza al voto, testimonianza di una democrazia solida e di un Paese appassionato alle vicende politiche. Il Presidente della Repubblica ha inoltre richiamato le forze politiche affinché assicurino adeguate risposte al delicato momento politico attraverso il rispetto di impegni e delle scadenze istituzionali – vedi ad esempio la legge di bilancio.

Dopo le dimissioni del premier Renzi, sono tre le possibili strade che il Presidente Mattarella potrebbe percorrere nelle prossime ore:

  • accettare le dimissioni di Renzi dopo l’approvazione della legge di bilancio e dare avvio alle consultazioni per la formazione di un nuovo Governo (scenario più accreditato);
  • chiedere a Renzi di rimanere in carica e di presentarsi alle Camere per un nuovo voto di fiducia (scenario molto improbabile);
  • sciogliere le Camere e indire nuove elezioni (scenario difficile ma non impossibile).

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A seconda di quelle che saranno le scelte di Mattarella, si apriranno per il Paese scenari differenti, da un nuovo Governo tecnico che porti il Paese ad elezioni nel 2018, a un Governo di scopo il cui principale obiettivo sarebbe quello di elaborare una nuova riforma elettorale.

Seguiranno nei prossimi giorni forti fibrillazioni politiche a prescindere dalle scelte del Presidente della Repubblica. In primis ci sarà la necessità di assicurare una stabilità al nostro Paese e di rinnovare la credibilità agli occhi dei principali partner europei ed internazionali. Ci sarà da lavorare molto per ricompattare un Paese diviso e lacerato dai toni di questa ennesima campagna elettorale, dove larga parte dei più giovani e degli studenti ha deciso di difendere la Costituzione sostenendo le ragioni del no, mentre i più anziani, quelli che la Costituzione l’hanno vista nascere, hanno deciso di schierarsi in sostegno del sì. Sarà necessario incanalare il dibattito politico in funzione delle necessità del popolo e non più della sua classe dirigente, in un Paese reso più povero dalla crisi, che ha visto le differenze sociali aumentare notevolmente e dove la gente è scontenta dei propri leader politici.

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Dall’annuncio delle dimissioni è partito il toto-nomi per la sostituzione di Renzi sulla poltrona di Palazzo Chigi. I papabili vanno da Del Rio a Padoan, da Franceschini a Grasso, ma ciò che è certo è che chiunque sarà il suo sostituto, avrà vita dura nel trasformare la protesta in consenso, la rabbia e la rassegnazione in fiducia.

Ormai il Referendum Costituzionale è terminato, decretando la larga vittoria del no. Ma in questa partita chi sono i vinti e chi sono stati i vincitori? Senza ombra di dubbio lo sconfitto di questa tornata elettorale è stato il premier, leader carismatico degli ultimi anni della scena politica italiana. Più difficile individuare i veri vincitori: di certo gli italiani, tornati dopo tanti anni ad affollare in massa le urne e a far sentire la loro voce. Vince la Democrazia, vince l’Italia.

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1 commento su “Referendum Costituzionale: quali sono gli scenari post-voto?”

  • 1
    Scout il s! Reply

    The hoensty of your posting is there for all to see

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