December 01, 2016
È morto il Líder Máximo de la Revolución Cubana. La storia lo assolverà?

È morto il Líder Máximo de la Revolución Cubana. La storia lo assolverà?

Il 26 novembre, alle ore 22.29 ora cubana (4.29 italiane), all’età di 90 anni muore il comandante Fidel Castro. La notizia della sua scomparsa è annunciata al mondo dalla TV nazionale attraverso un comunicato del comandante Raul Castro, fratello di Fidel, che dal 2008 gli è succeduto al potere. Con la morte del “Líder Máximo” scompare uno degli ultimi grandi personaggi del XX secolo, amato e contestato allo stesso tempo.

A Cuba sono stati proclamati 9 giorni di lutto nazionale durante i quali tantissime persone piangeranno la scomparsa del loro comandante; diversi sono invece i sentimenti che arrivano dagli USA e in particolare da Miami – sede di migliaia di esuli cubani – dove molte persone si sono riversate in strada per festeggiare la morte del dittatore.

M chi era davvero stato Fidel Castro? Icona del comunismo caraibico, leader totalitario e repressivo al pari di quelli dell’Europa dell’Est, o generale militare della rivoluzione sociale cubana?

La sua storia ebbe inizio a Biran (Cuba), il 13 agosto del 1926: figlio dell’immigrato e proprietario terriero spagnolo Angel Castro e della contadina cubana Lina Ruz, Fidel studiò a Santiago di Cuba, inizialmente a La Saller, poi all’Avana sotto la guida dei Gesuiti.

Cuban revolutionary Fidel Castro during an address in Cuba after Batista was forced to flee. (Photo by Keystone/Getty Images)

Nel 1945 Castro si iscrisse alla Facoltà di Diritto dell’Università dell’Avana entrando in contatto con numerosi professori nazionalisti. A partire da questa esperienza iniziò a maturare le prime idee indipendentiste che lo portarono ad iscriversi alla lega antimperialista e a schierarsi apertamente contro il nuovo presidente cubano, Ramón Grau.

Nel 1948 si sposò con Mirta Diaz-Balart e nel 1950 si laureò in legge. Dopo il colpo di stato di Batista del 1952, Castro in breve tempo diventò il capo di quel movimento organizzato – noto come M-26-7 – che tentò l’assalto alla caserma Moncada di Santiago de Cuba il 26 luglio del ’53. Il piano fallì e molti degli assalitori furono fucilati; Castro fu arrestato, processato e condannato a 15 anni di reclusione.

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Al processo Castro si difese autonomamente e nella sua arringa difensiva pronunciò la celebre frase “Condannatemi. Non importa. La storia mi assolverà”. Castro venne rilasciato in seguito ad un amnistia nel maggio 1955 ed esiliò da prima in Messico e poi negli Stati Uniti. Ritornò clandestinamente in patria insieme a altri 82 compagni, tra cui Ernesto Guevara, intenzionato a rovesciare la dittatura di Batista.

Dopo una serie di lotte intestine, il primo gennaio del 1959 l’esercito ribelle prese il potere e l’8 gennaio dello stesso anno Fidel Castro assunse il ruolo di Comandante in Capo delle Forze Armate.

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Negli anni successivi alla rivoluzione, il ruolo che Castro acquisì fu tale da elevare l’isola a protagonista della storia. Cuba divenne uno degli emblemi della Guerra Fredda: seguendo una politica in linea col regime comunista sovietico, nel 1960 Castro firmò un accordo per l’acquisto di petrolio russo e nazionalizzò tutte le proprietà straniere sull’isola, tra cui molte statunitensi.

In seguito all’accordo, le relazioni con gli Stati Uniti si fecero ancor più ostili, tanto che il 17 aprile 1961 gli USA sponsorizzarono un colpo di stato – poi fallito – appoggiando degli esuli cubani. Circa 1400 dissidenti cubani, addestrati dalla CIA, sbarcarono nella Baia dei Porci a Sud dell’Avana, confidando in una rivolta popolare. Il golpe fallì e i dissidenti furono in gran parte uccisi o arrestati.

Per quanto impossibile, gli anni della guerra fredda divennero ancora più tesi quando Cuba permise ai sovietici di installare delle proprie basi missilistiche sull’isola. Il mondo si ritrovò tutto a un tratto sull’orlo di una Terza Guerra Mondiale nucleare, sventata fortunatamente grazie alla disinstallazione delle postazioni da parte dei sovietici.

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Negli anni successivi Cuba fu sottoposta all’embargo americano e venne tenuta in vita grazie alle risorse che arrivavano dall’Unione Sovietica. In seguito all’embargo, la politica cubana cambiò, furono imposte pesanti limitazioni ai cubani e fu impedito loro di lasciare l’isola senza un permesso speciale – permesso concesso dal governo cubano stesso. All’indomani del crollo Sovietico del 1991, l’isola dovette affrontare una grave recessione economica, venendo meno le ingenti risorse russe che alimentavano l’economia del Paese.

Una pagina di storia resterà sicuramente l’incontro – avvenuto nel ’96 – tra Fidel Castro e papa Giovanni Paolo II in occasione della giornata mondiale sull’alimentazione promossa dalla FAO nella Città del Vaticano. Nel ’98 il papa ricambiò la visita recandosi a Cuba e Castro lo ricevette con tutti gli onori, rinunciando forse per l’unica volta alla classica divisa militare.

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Sempre negli anni ’90, resteranno celebri le pesanti dichiarazioni di sua figlia Alina, fuggita dall’Avana camuffata da turista. Resisteva tuttavia l’idea del comunismo caraibico di marca castrista, e resisteva l’immagine di Castro. La sua retorica, la sua barba, la sua divisa e il suo carisma di leader rivoluzionario lo hanno reso un’icona indomita in grado di tenere in scacco gli Stati Uniti. Castro sopravviveva al duro embargo, a 638 tentativi di omicidio da parte della CIA, alla caduta del muro di Berlino e alla disgregazione dell’Unione Sovietica, mantenendo salda la bandiera della rivoluzione vinta insieme a Che Guevara.

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La Cuba di Castro aveva sostituito alle diseguaglianze sociali esistenti una povertà generalizzata compensata in parte da un sistema sanitario e d’istruzione pubblico e gratuito.

Tutti avrebbero scommesso in una fine del castrismo dopo la fine dell’Unione Sovietica, ma non fu così; gli investimenti economici nel ramo turistico da parte di numerosi paesi tra cui anche l’Italia riuscirono a mantenerne in vita l’economia.

Nel 2008, quando al suo posto prese il potere il fratello Raul, si pensò ad un possibile cambiamento del regime attraverso una maggiore apertura e liberalizzazione, ma tali speranze furono disattese.

Negli ultimi anni, con la presidenza di Obama alla presidenza degli Stati Uniti, il dialogo tra i due paesi è ripreso, e il viaggio del presidente americano a Cuba dopo 88 anni di assenza ha segnato un nuovo percorso nelle relazioni tra i due paesi, ponendo le basi per la fine dell’embargo. Al cambiamento diplomatico non è seguito però un miglioramento delle condizioni di vita del popolo cubano, così come non è finito l’embargo americano.

Sabato con la morte di Fidel Castro scompare l’ultimo “dittatore ideologico”. Solo la storia saprà dirci se la sua rivoluzione sarà assolta o sconfessata.

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1 commento su “È morto il Líder Máximo de la Revolución Cubana. La storia lo assolverà?”

  • 1
    Marge il s! Reply

    El primer caso es patológico, el segundo caso es de corruptela que por afán económico sigue siendo chavista…pero el tercero es chavista por miedo y ese, si no entiende, merece la repulsa generalizada.Porque cuando quiero defender al ser humano de que no se vende por conveniencia, duele que algunos lo hagan a tarifa de licadduqión.Saluios afectuosos, de corazón.

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